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ASSOCIAZIONE CULTURALE
“NOMEN OMEN”
Nasce a Roma nel 2007 dalla collaborazione di artisti provenienti da esperienze professionali differenti e legati dalla volontà di realizzare progetti culturali comuni. In ambito teatrale, l’attenzione dell’associazione è rivolta sia al teatro per l’infanzia (con macroprogetti, ovvero spettacoli, e con microprogetti da realizzarsi in spazi scenici altri rispetto a quelli convenzionali, come le scuole), che alla realizzazione di rappresentazioni per un pubblico adulto.
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PROSSIMAMENTE IN SCENA |
TEATRO FURIO CAMILLO
Dal 10 al 15 Aprile 2012
Ore 21 (domenica ore 18.00)
Info e prenotazioni: 067801176; info@teatrofuriocamillo.it.
3334392703; info@nomenomen.org. |
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Adattamento Teatrale: Susanna Gentili
Regia: Danilo Zuliani, Alessandra Maccotta
Interpreti: Andrea Adinolfi, Luciano Ciandra, Danilo Zuliani
Musiche: Gianluca Bertasi, Valerio Lombardozzi
Scenografie: Anthony Rosa
Costumi: Nina Morelli, Valentina Mannu
Luci, Audio: Pierantonio Spila, Alessandra Maccotta
Foto di scena: Orazio Castagna |
La vicenda, liberamente tratta da “Reparto n. 6” di Anton Cechov, è ambientata in un carcere dei nostri giorni e si ispira a fatti di cronaca che riguardano alcune morti “sospette” negli istituti penitenziari.
Una cella qualunque di un carcere qualunque. Un detenuto tormentato (Luciano Ciandra) e un medico mediocre (Danilo Zuliani) in un reparto penitenziario. Due punti di vista differenti: uno dentro, l'altro fuori.
Dall'incontro dei loro vissuti nasce un dialogo sul senso della giustizia, il valore della sofferenza e il significatodella vita. Il medico, fanatico di filosofia, vive una profonda crisi di coscienza, scatenata dagli attacchi verbali di Ivan, il recluso che lo apostrofa dalle sbarre della sua cella. Il medico rompe il cerchio delle sue oziose abitudini e cerca l’amicizia di Ivan che lo sferza con una frusta di parole, penetra nei suoi pensieri, smonta le sue teorie ma gli fornisce gli attimi che più desidera: quelli trascorsi a condurre una conversazione “intelligente”. Questo nuovo e ritrovato entusiasmo nella grigia esistenza del medico diventerà l’elemento fatale della vicenda.
Sullo sfondo lo squallore di un non-luogo, la bassezza di chi agisce nel nome dell'autorità (Il secondino Nikita, Andrea Adinolfi) e le atrocità che nessuno vede e nessuno si preoccupa di interrompere.
Il racconto Cechoviano, adattato per la scena da Susanna Gentili, diventa un'occasione per gettare uno sguardo su ciò che succede "dentro", prima che un telo torni a celare questa realtà. |
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TEATRO DA TAVOLA |
Continuano le Cene Spettacolo
presso
Enoteca Acino Che Vola
Centro Culturale TiDirò
Ristorante Carpe Diem al Gianicolo
Invia un sms al 3334392703, oppure iscriviti alla newsletter per conoscere dove e quando |
Teatro da tavola
In bilico sull’orlo dell’amore
Un assaggio delle dinamiche di coppia di ieri oggi e domani
Con Danilo Zuliani, Sara Trainelli, Stefano Germani
In scena
POSTI LIMITATI |
L’essenza maschile nella sua accezione più negativa. Dove la cultura e l’educazione ignorante e violenta si sposano con le insicurezze e si prendono una falsa rivincita verso colei che, avendo le stesse radici, subisce, fingendo con se stessa e con gli altri che la vita non può offrirle null’altro.
Nel profondo del loro animo entrambi conoscono la verità, troppo penosa per essere raccontata se non nell’intimità di loro stessi.
L’unica possibilità di crescita sono le generazioni future.
Purtroppo però, spesso per correggere un forte sbilanciamento se ne crea un altro altrettanto forte ma opposto.
La donna sicura di ciò che è e di ciò che vuole spaventa l’uomo che non si riconosce più negli insegnamenti del padre e non ha un esempio da seguire.
Lo scambio di ruoli, spogliato della violenza, diventa ridicolo. Una farsa giocata puntando i piedi per terra come i bambini per ottenere il riconoscimento del proprio essere che purtroppo sfugge ad entrambi.
L’armonia è possibile solo quando ci si abbandona totalmente all’Amore. I grandi poeti ce lo hanno insegnato. |
S.P.Q.R. Ovvero
Roma nei sonetti del Belli
Reading con Danilo Zuliani, Sara Trainelli, Stefano Germani
Regia: Danilo Zuliani |
"Io ho deliberato di lasciare un monumento di quello che oggi è la plebe di Roma.
In lei sta certo un tipo di originalità: e la sua lingua, i suoi concetti, l’indole, il costume, gli usi, le pratiche, i lumi, la credenza, i pregiudizi, le superstizioni, tuttociò insomma che la riguarda, ritiene una impronta che assai per avventura si distingue da qualunque altro carattere di popolo.
Né Roma è tale, che la plebe di lei non faccia parte di un gran tutto, di una città cioè di sempre solenne ricordanza."
Così Giuseppe Gioacchino Belli presenta la sua opera "monumentale" dedicata ad un popolo e ad una città, Roma: vero connubio inscindibile.

Un'opera che non poteva non essere espressa nel linguaggio proprio del popolo ma che definire dialettale è sminuente.
Noi, attraverso i suoi sonetti, vogliamo restituire un'immagine realista del popolo e della Roma del tempo:
l'ironia, il rapporto con il potere, con l'amore.
Il tutto senza nostalgie folcloristiche alla "si stava meglio quando si stava peggio".
Anche perché l'attualità che emerge nei sonetti è talvolta sorprendente.
Il menù, studiato dagli amici de "L'acino che vola" è anch'esso frutto di una ricerca.
Un ricerca volta al recupero di pietanze cadute in disuso.
O meglio, di ricette che, seppur rimangono nella memoria hanno perso la loro denominazione.
Così per gli sfrizzoli e affettati che apriranno la cena, così per i tonnarelli al sugo garofolato, il cinghiale in agrodolce e il dolce che seguiranno.
Il tutto accompagnato da vino biologico dei Castelli Romani e dal pane artigianale da lievito madre. |
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Rassegna Stampa e Notizie |
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Nuova Recensione Il Geco- Data : 13/01/2012
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Il GecoTutte le storie sembrano arenarsi in situazioni senza via d’uscita; lo sviluppo drammaturgico vede intrecciarsi sullo stesso palco le coppie e le loro storie che si susseguono in un montaggio alternato di tipo cinematografico efficace e coinvolgente, mantenendo così lo spettatore costantemente in attesa degli sviluppi sempre imprevedibili.
Declinati con grazia ed intelligenza, gli intrecci risultano essere caratterizzati da dialoghi sagaci ed al tempo stesso profondi, grazie alla bravura della coppia di autori e registi Fabrizio Ripesi (anche interprete) e Tina Guacci, il tutto accompagnato dalle musiche originali composte dai Full Moon che ottimamente scandiscono i cambi scenici ed emotivi della narrazione.
Alla fine, ancorché i personaggi vengano descritti con le tipiche dilatazioni comportamentali che una commedia richiede, la sensazione è che in loro ci sia qualcosa che ci appartiene: come il senso di precarietà che ci pervade costantemente, accompagnato da un’analoga voglia di combatterla per rigenerarsi, proprio come la coda del nostro simpatico “Geco”.
Ecco allora che lo spettatore si confronterà con la storia del disperato Gianni, interpretato da Carlo Cinque, senza lavoro e senza una fissa dimora, che è costretto a condividere uno squallido sottoscala con Paride, interpretato da un ottimo Danilo Zuliani, bizzarro quanto inoffensivo posteggiatore che periodicamente si rifugia nei colloqui con il proprio calzino, visto, forse, come unico interlocutore affidabile in una società la cui spietatezza fagociterebbe senza alcun appello la sua ingenuità.
Il GecoPer poi passare alla tragica storia di Nina, interpretata da Sara Andreoli, che si trova da venti anni su di una sedia a rotelle a causa di un incidente procurato dalla sorella Giulia, interpretata da una sorprendente Barbara Russo, che presa dai sensi di colpa l’accudisce avvilendo sempre più la propria identità; ad ogni tentativo di indipendenza della generosa Giulia la sorella Nina non perde occasione per farle riemergere quei sensi di colpa mai sopiti, al solo scopo di non vedersi abbandonata.
La terza storia è quella di Paolo (interpretato da un ipocondriaco Mario Lucarelli) e Marta (interpretata da Valeria De Angelis, che alterna momenti di tenerezza e passionalità a momenti di freddezza e malignità), che dopo dodici anni di matrimonio saranno alle prese con le tipiche crisi di apatia affettiva; e tra ripicche e tentativi di riavvicinamento non trovano di meglio, per rinvigorire il proprio rapporto sentimentale, che affidarsi a rimedi che si dimostreranno peggiori della causa.
Fino ad arrivare all’ultima coppia, costituita da due fratelli, Cosimo (interpretato da Francesco D’Ignazio) che ha il dono di prevedere la morte improvvisa delle persone, e suo fratello Germano (interpretato dallo stesso autore e regista Ripesi) che tra tic e discorsi ossessionati, approfitta della capacità del fratello cercando di raccogliere cinicamente quanti più clienti possibili per la ditta di pompe funebri dove è impiegato.
Insomma tutte le storie sembrano trovarsi sull’orlo del precipizio, ma proprio quando tutto sembra volgere al peggio ecco che, come la coda del nostro simpatico geco, nasce in ognuno di loro, forse quale effetto inconsapevole dell’istinto di sopravvivenza, lo spunto per una rigenerazione collettiva che aprirà a nuovi orizzonti i percorsi delle nostre coppie.
Scritto da Dino De Bernardis
http://www.saltinaria.it/recensioni/spettacoli-tea |
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Recensione Il Geco- Data : 07/01/2012
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UNA COMMEDIA TEATRALE IRONICA E DIVERTENTE CHE PRENDE SPUNTO DALLA REALTA': "IL GECO"
DI RIPESI & GUACCI
Una commedia teatrale divertente, ironica e cinica; a tratti, acida e grottesca, che prende spunto dalla realtà attuale tra crisi e precarietà, anche dei rapporti; tra disperazione e solitudine. “Il Geco” (è sempre una questione di coda), è composta da quattro storie intrecciate e montate felicemente dagli autori e registi Fabrizio Ripesi (anche interprete) e Tina Guacci, ma anche dagli otto attori, efficaci e affiatati al punto giusto, che si alternano sul palcoscenico in un’ora e mezza abbondante di spettacolo tra rimandi alla ‘commedia all’italiana’ classica e citazioni televisive contemporanee. Il tutto stando alla prima di ieri sera al Teatro Sette di Roma, anche perché - come si sa - ogni commedia che si rispetti, dopo il debutto, continua ad arricchirsi di giorno in giorno di particolari e sfumature che, comunque, non mancano, anzi. Ecco le tracce delle storie, in ordine di partenza: il disperato Gianni (Carlo Cinque, corretto nel passaggio da vittima a carnefice), senza lavoro e senza tetto, è costretto a ricominciare da capo, e si ritrova a condividere uno squallido scantinato con Paride (Danilo Zuliani in grande forma), un surreale e innocuo posteggiatore abusivo la cui unica amicizia è… un calzino (parlante come un alter ego) e la musica rock assordante proveniente dalla signorile residenza soprastante. Nina (Sara Andreoli) è da vent’anni costretta sulla sedia a rotelle in seguito ad un incidente stradale – secondo lei - provocato dalla sorella Giulia (Barbara Russo, entrambe camaleontiche) che, per sopperire ai sensi di colpa, la accudisce come una sorta di infermiera/schiava. E quando Giulia decide di ribellarsi e vivere la sua vita, Nina egoisticamente si oppone a questa rivoluzione familiare che la priverebbe dell’assistenzialismo a cui è ormai abituata. Paolo (uno stralunato Mario Lucarelli) e Marta (Valeria De Angelis, ora amorevole e sensuale, ora fredda e perfida) sono una coppia che, dopo dodici anni di matrimonio, non ha più nulla da spartire. Le malattie psicosomatiche di lui ne rivelano il disagio, ma la paura di ricominciare e di rimettersi in gioco spinge entrambi a trovare delle 'cure' temporanee. E pur di non interrompere un rapporto ormai alla deriva, provano le soluzioni più estreme. Cosimo (un Francesco D’Ignazio di sorprendente naturalezza) ha il dono di prevedere la morte improvvisa e/o incidentale delle persone. Suo fratello Germano (l’autore e regista Ripesi ne fa un gustoso compendio di tic e rabbia, di rancore e ripicche) sfrutta cinicamente questo suo 'potere' organizzando i funerali. Però all’improvviso Cosimo sembra aver perso il fiuto, anzi osa ‘salvare’ i probabili cadaveri; Germano allora va in crisi e fa di tutto pur di tornare a 'lavorare'. Ma la verità verrà a galla, e il conflitto tra i due non fa altro che alimentare l'ingegnosità e l’arte dell’arrangiarsi di Germano. Infatti, sul finale tutte le storie si concludono nel segno della speranza - per fortuna è sempre l’ultima a morire -, perché gli otto personaggi, dopo aver accettato un drastico cambiamento nelle loro esistenze, si ritroveranno rigenerati, anzi rinati. Proprio come ‘il geco’ del titolo. Una commedia corale che, fra comicità – incluso l’humour nero – e quotidianità, ci fa ridere e sorridere, ma anche riflettere e persino identificarci, perché sicuramente tra questi otto personaggi, solo apparentemente lontani da noi, troverete qualche caratteristica che – nel bene e nel male - vi appartiene. Il soggetto della commedia è dello stesso Ripesi e Federico Mancini. L'aiuto regia è Matteo Scarfò, i costumi e le scene sono firmati Anthony Rosa, luci e audio da Mauro Buoninfante, e le musiche originali sono state composte dai Full Moon. Al Teatro Sette di Roma (via Benevento 24) fino al 15 gennaio alle ore 21.00 (domenica alle 18).
José de Arcangelo inserito il 05 gennaio 2012
http://www.associazioneclaramaffei.org |
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TEATRO VALLE OCCUPATO- Data : 15/06/2011
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Occupiamo il Teatro Valle per occuparci di ciò che è nostro. È nostro come cittadini e come lavoratori dello spettacolo, della cultura e dell’arte.
…Come cittadini vogliamo difendere il patrimonio artistico del Paese. Le politiche governative stanno dismettendo una funzione essenziale che la Costituzione Italiana assegna allo Stato: la promozione e la tutela dei Beni Culturali.
Come lavoratori dello spettacolo, della cultura e dell’arte vogliamo essere riconosciuti come interlocutori indispensabili nelle scelte politiche che riguardano il nostro settore, il nostro lavoro, la nostra vita.
Luoghi che dovrebbero essere destinati alla creatività e all’innovazione, dal Teatro Valle a CineCittà, hanno perso negli anni la loro identità fino ad essere completamente smantellati o privatizzati. Sempre più la gestione delle risorse comuni è inghiottita da meccanismi lobbistici e corporativi, in una logica da supermercato culturale.
Uomini e donne, impegnati nel mondo della cultura e dell’arte, assistono ogni giorno al ridursi degli spazi e delle risorse necessari per continuare a svolgere con dignità il proprio lavoro.
Mobilitiamoci:
* Perché il Teatro Valle venga realmente destinato all’innovazione artistica con un respiro nazionale e internazionale secondo la sua naturale vocazione, attraverso un progetto di assegnazione pubblico, trasparente e partecipato.
* Per chiedere con forza un’assunzione di responsabilità da parte del soggetto pubblico e una ridistribuzione delle risorse più equa e trasparente.
* Per la tutela dei lavoratori dello spettacolo, dell’arte e della cultura attraverso un sistema sociale adeguato che garantisca la continuità dei diritti nella discontinuità d’impiego, come nel resto d’Europa.
* Per proporre una nuova progettualità nella gestione dei Beni Culturali, che sostenga l’accesso alla cultura e ai saperi, la produzione libera e indipendente, la sperimentazione, la formazione permanente, la qualità, i giovani talenti.
Lanciamo un appello a tutti i singoli lavoratori dello spettacolo, del cinema, del teatro, della danza, tecnici, maestranze, artisti, operatori, stabili/precari/intermittenti, alle compagnie, agli spazi di produzione indipendenti. È tempo di rivendicare con forza che il nostro è un settore vivo, che produce eccellenze e risorse economiche.
Chiediamo a tutti i cittadini, a tutti coloro che amano la cultura, che hanno attraversato il Teatro Valle come spettatori e che sentono che i cinema, i teatri, i musei sono parte irrinunciabile della loro vita e della loro storia di unirsi a noi in questa battaglia.
È per far crescere un’altra concezione della vita e dell’arte, quella che mettiamo in scena quotidianamente, che vi chiediamo di scendere al Valle.
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Luciano Damiani: La rivoluzione della scena- Data : 05/02/2011
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Per consentire al pubblico la conoscenza di una delle personalità più innovative e appassionate del nostro teatro, la Casa dei Teatri di Roma ospita, a partire dal 22 gennaio e fino a giugno 2011, gli incontri "Luciano Damiani: la rivoluzione della scena. Documenti di teatro - Teatro di Documenti". Una testimonianza dell'idea e filosofia di teatro di Damiani, dinamica magica che continua a valere nel suo Teatro di Documenti "sintesi compiuta della sua idea di teatro: uno spazio luminoso, un labirinto di sale, scale, specchi, un teatro-tempio in cui la barriera attore-spettatore viene abbattuta". Il contributo che Damiani ha dato alla riforma del teatro - a partire dalla scenografia alla regia fino all'architettura teatrale - verrà approfondito dalla metà di marzo a fine giugno nella mostra che la Casa dei Teatri dedicherà all'artista.
L'iniziativa, ad ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili, è a cura di Associazione Teatro di Documenti.
Programma
* sabato 22 gennaio 2011 ore 10.30 Il teatro di Luciano Damiani: la rivoluzione della scena, la ricostruzione del mondo a cura di Carla Ceravolo, scenografa e costumista, collaboratrice di Damiani, direttore artistico del Teatro di Documenti * sabato 29 gennaio 2011 ore 10.30 La regia di Damiani: Il mosaico verbale a cura di Danilo Gattai, attore e regista, assistente alla regia di Luciano Damiani * sabato 5 febbraio 2011 ore 10.30 Archetipi e nuove frontiere delle tecniche scenografiche a cura di Daniele Paolin, docente di scenotecnica all'Accademia di Belle Arti di Milano e Venezia
Casa dei Teatri Indirizzo: Largo 3 giugno 1849 angolo via di San Pancrazio - ingresso Arco dei Quattro Venti Villa Doria Pamphilj - Villino Corsini Genere: incontro Data: dal 22 gennaio a giugno 2011 Orario: 10.30 Accesso: Ingresso libero fino a esaurimento posti Telefono: 0039 06 45460693 - 0039 06 5744034 - contact center 0039 060608 (tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00) Sito: www.bibliotechediroma.it Organizzatore: Associazione Teatro di Documenti Promotore: Roma Capitale Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione - Biblioteche di Roma
www.culturaroma.it |
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"Studio per uno spettacolo divertente sull'anoress- Data : 04/02/2011
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Venerdì 4 febbraio, ore 22, lo Spettacolo Vincitore del Bando Ingiusto "Studio per uno spettacolo divertente sull'anoressia", con Carlotta Piraino e Claudia Loddo, a sostegno delle donne e delle loro battaglie. Uno studio che mette insieme gli appunti per una ricerca.
La domanda è: che cos’è l’anoressia?
Stralci di interviste, pagine di giornali, canzoni e monologhi dolci e irriverenti, che aprono porte, sollevano domande e dubbi, per dirci che l’anoressia è prima di tutto nella società, e che si può “guarire”, tutti, cambiando strada.
2° appuntamento al FreeArtCafè con i "VENERDÌ VIVACI”, rassegna di teatro contemporaneo e non solo…! A cura dell'Associazione Culturale TERRE VIVACI ENTRATA LIBERA CON OFFERTA “A CAPPELLO” A FINE SPETTACOLO Via delle Isole Curzolane 146
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